Nel post precedente ho scritto che gli agenti vivono a proprio agio in un ecosistema fatto di shell, comandi testuali, file di testo, ssh, ecc. Un ecosistema che sui sistemi operativi Unix-like esiste da sempre.
Ieri ho deciso di sfruttare questa capacità per far installare Linux sul nuovo portatile, da zero, direttamente a OpenCode e GPT-5.5. Un po’ come esperimento, un po’ perché sono più che mai sommerso dal lavoro in quanto “l’AI ci farà lavorare meno” è una promessa che in termini assoluti ancora non è stata mantenuta.
Normalmente quando installo i sistemi tengo traccia, in un diario testuale che potrebbe tornarmi utile in futuro, di cosa ho fatto di diverso rispetto alla configurazione di default. Ma questo, se ci pensate è proprio il compito perfetto per un agente.
Da diversi anni uso Ubuntu Desktop LTS sul mio portatile. Distro comoda, stabile, ma essendo una long-term-support non ha le ultime novità che invece potrebbero servire su questa nuova macchina (Ryzen AI MAX+), inoltre la procedura di installazione standard è grafica e interattiva e gli agenti AI odiano il mouse e le interfacce colorate!
Spazio ad Arch Linux quindi, che è una distribuzione molto più da smanettoni, che si costruisce a piccoli pezzettini e configurazioni personalizzate tutta da terminale. Un paradigma che avrei amato in gioventù, infatti usavo Gentoo, ma che ora sarebbe incompatibile con il mio tempo libero… se non ci fossero gli agenti!
Ho deciso di non toccare praticamente nulla se non avviare la live e dare accesso all’agente, poi ho lasciato fare a GPT-5.5.
Un sysadmin alieno
Ho avviato il portatile dalla live image di Arch, quindi, impostato una password temporanea e avviato ssh per poter far connettere l’agente (OpenCode) che attendeva sul mio pc. Poiché ero curioso di vedere realtime cosa combinasse, ho avviato una sessione tmux condivisa e gli ho detto di usarla. In questo modo potevo osservare il portatile fare cose senza che nessuno lo toccasse, ed è stato bellissimo.
L’accordo era semplice: lui lavora, io guardo. Un po’ come affiancare una risorsa junior durante il suo primo deployment in produzione. Solo che lo junior non era umano e, soprattutto, non era per niente junior!
Gli ho solo comunicato il mio desiderata: voglio il disco cifrato, voglio la sospensione, ecc. Niente tutorial step by step, niente lista di comandi, niente “esegui questo”.
La parte interessante non è che sia riuscito a installare Arch Linux, era abbastanza scontato, ma è stato interessante guardarlo a lavoro, guardarlo fallire, controllare la documentazione, l’output dei comandi, correggersi da solo, ecc.
Esattamente come farebbe un amministratore di sistema che si trova davanti a un sistema che non ha mai visto prima, con la differenza che l’agente esegue questo processo con una pazienza e una dedizione che nessun essere umano possiede.
Non è la prima volta che uso gli agenti per fare cose sui sistemi, anzi, ma è la prima volta che li faccio lavorare su un computer vergine. Inoltre, è la prima volta in cui ho sperimentato la sessione condivisa con tmux e devo dire che è molto comoda.
La documentazione che nessuno scrive
Una volta completata l’installazione gli ho chiesto un’ultima cosa. Generare un file REPORT.md che spiegasse cosa era stato fatto, perché e come ripetere il processo da zero.
Gli agenti non sono utili solo perché fanno il lavoro. Sono utili perché possono documentarlo mentre lo fanno.
Se siete curiosi il report che alla fine ha prodotto è sul wiki di LILIS, Laboratorio per l’informatica libera sannita.
Disclaimer
Questa è una cosa pericolosa. Oltre all’indeterminismo del risultato, in caso di Prompt Injection in qualche ricerca web, l’agente potrebbe installarti un malware. Niente paranoie, ma sii consapevole.
Il prompt utilizzato
# Installazione Arch Linux su un ASUS ProArt PX13
## GOAL
Devi installare Arch Linux su un ASUS ProArt PX13 HN7306EAC-LX084W (variante HN7306EA), con:
- CPU: AMD Ryzen AI MAX+ 395
- GPU: AMD Strix Halo Radeon 8060S
- RAM: 128 GB LPDDR5X condivisa
- Disco: circa 1.8 TiB NVMe
- Display: 13.3" 3K OLED touch
- Wi-Fi: Wi-Fi 7
- Uso previsto: workstation quotidiana + IA locale con modelli LLM grandi
- Requisito importante: ibernazione supportata e full disk encryption
- Ho disattivato Secure Boot e Fast Boot nel bios
Il portatile è avviato con la ISO Arch con kernel 7.0.10-arch1. Si bloccava al boot, ma aggiungendo `nomodeset` alla riga kernel della ISO sono arrivato al login/root shell.
Il disco è /dev/nvme0n1
- Prevedi una partizione EFI da 1 GiB per /boot
- Poi LUKS sul resto del disco per il full disk encryption
- Dentro luks aggiungi lvm con 2 logical volumes: swap (da 160 GiB per supportare ibernazione) e root per brtfs
- Dentro brtfs pensavo ai seguenti subvolumi:
@ /
@home /home
@snapshots /.snapshots
@models /srv/models (dove scaricherò i modelli llm, file di grandi dimensioni)
@pkg /var/cache/pacman/pkg
@varlog /var/log
Motivazione:
- Voglio LUKS per cifrare l'intero sistema e swap.
- LVM dentro LUKS per avere swap cifrata dedicata e semplice da usare con ibernazione.
- Btrfs per root e dati, perché voglio snapshot, rollback e subvolumi senza partizioni rigide.
Per brtfs che opzioni consiglieresti?
Kernel da installare:
linux-lts
linux-lts-headers
linux
linux-headers
linux-firmware
amd-ucode
Idea di boot:
- linux-lts installato come kernel secondario di emergenza
- linux come default iniziale
- il bootloader deve supportare il layout scelto (luks + lvm + resume da swap)
## IMPORTANTE
- Devi installare il sistema operativo collegandoti in SSH al portatile con `ssh [email protected]` e usare la password `install`.
- Prima di dare ogni comando devi utilizzare una sessione tmux già esistente, puoi agganciarti con `tmux attach -t install`
- NON devi inviare comandi se prima non sei dentro la sessione tmux.
- NON distruggere mai la sessione tmux
## TRACCIAMENTO ATTIVITÀ
Inizializza AGENTS.md con le istruzioni che possono servirti in caso di nuova sessione. Traccia, inoltre, nello stesso file qualsiasi cosa ti sia utile o risultato di una decisione.







